Meta, Intelligenza Artificiale e la tua privacy:

Cosa devi sapere?

Meta Privacy
Beatrice Mugnato, studentessa che ha scelto Gyala per ’alternanza scuola-lavoro. 28 Giugno 2024

Queste settimane abbiamo ospitato Beatrice, una studentessa che ha scelto il settore Marketing della nostra azienda per l’alternanza scuola-lavoro.
È sempre emozionante per noi avere a che fare con i giovani che vogliono scoprire cosa succede nel mondo del lavoro, ed un onore essere scelti per farlo. 

Abbiamo chiesto a Bea di trovare una idea e scrivere un post che fosse in linea con ciò che facciamo. Ed eccolo qui!

Cosa devi sapere su Meta, Intelligenza Artificiale e la tua privacy:

Negli ultimi mesi, abbiamo sentito parlare di un episodio con protagonista Meta, l’impresa di Mark Zuckerberg che gestisce i principali Social Network, all’opera con la creazione di una propria Intelligenza artificiale. Inutile dirlo, noi User siamo coinvolti. 

Ma scopriamo come: Meta utilizzerà i dati delle nostre attività su Instagram e Facebook – quindi storie, post like, ecc…non considerando (per fortuna) le chat – per addestrare questa nuova Intelligenza Artificiale generativa. 

Cosa è la GenAI

La “GenAI” è un tipo di Intelligenza Artificiale in grado di generare contenuti in risposta a una richiesta di un utente: quello che tenta di fare, è simulare il “botta-risposta” tipico delle conversazioni umane. Per fare ciò, viene addestrata con dei dati attraverso algoritmi che simulano il nostro processo di apprendimento: viene bombardata di questi dati, le viene chiesto di creare dei collegamenti e di utilizzare quegli stessi dati per capire il linguaggio umano. In questo modo a una nostra richiesta l’AI sarà in grado di dare origine a una risposta pertinente, attingendo informazioni e coerenza nelle risposte dai dati che le sono stati forniti. 

I nostri dati e l’utilizzo che può farne Meta

Quello che ho capito, è che Meta ha ampliato le policy di questi social, aggiungendo clausole aggiuntive, in modo da istruire la sua intelligenza artificiale con questi nostri dati.
Il punto di forza di questa grande multinazionale non sono i contenuti di per sé, che da soli non hanno alcun significato, ma è la quantità di dati, pubblicati da noi utenti, che l’azienda può utilizzare durante l’addestramento dell’AI, istruendola al comportamento umano in modo completo, e rendendola molto competitiva a livello globale.  

Tutto questo può turbarci, ma se tu che stai leggendo vivi nell’Unione Europea, puoi tirare un bel sospiro di sollievo. Scopriamo perchè… 

Ho scoperto a cosa serve (anche) il GDPR

In Europa esiste il GDPR, un regolamento che gestisce la protezione dei dati dei cittadini, al quale Meta ha dovuto uniformarsi, per poter modificare queste policy sulla privacy.  
Ciò significa che se Meta si è appellata al diritto del “legittimo interesse del proprietario”, ossia che il proprietario può interessarsi ai contenuti della sua piattaforma, allo stesso modo noi possiamo appellarci al ventunesimo emendamento: una norma che protegge il diritto di opporsi a qualsiasi utilizzo non consentito dei dati personali. 

E da qui nasce la battaglia, al momento vinta, di NOYB contro META per tutelare i nostri diritti.

NOYB VS META e l'interruzione del training IA di Meta per gli utenti europei.

NOYB – European Centre for Digital Rights è un’organizzazione senza scopo di lucro con sede a Vienna, e ha evidenziato la mancanza di una base giuridica adeguata e la scarsa trasparenza nel processo di opt-out per gli utenti.
Le Autorità di controllo europee, inclusa quella italiana, sono state coinvolte per garantire la protezione dei dati personali.

Meta ha quindi sospeso l’addestramento dei suoi sistemi di intelligenza artificiale con i dati degli utenti europei a seguito del reclamo dell’organizzazione NOYB riguardante possibili violazioni del GDPR.

Meta giocava a nascondino, e andava anche di fretta!

Altra cosa sottolineata da NOYB e di cui mi sono accorta cercando il modo per oppormi, è stata che mi sembrava di star giocando a nascondino.  Il form, che doveva permetterci di ricorrere a questo diritto, era davvero ben nascosto. 
Ma nascosto in che senso? Nel senso che il form non si trova tra le principali notizie su Instagram e che ci si poteva accedere solo sapendo perfettamente quello che si stava facendo, cosa si stesse cercando, e dove trovarlo! 

Inoltre, era stato dato un termine – il 26 Giugno –  entro il quale potersi opporre a questo utilizzo dei nostri dati; Termine che, oltre ad essere breve, era anche un limite massimo, dopo il quale, chi non aveva avuto modo di opporsi, non poteva più avvalersi di questo diritto.

Il lato buono dell'AI

Oltre ad assicurarmi che i miei dati non verranno utilizzati per questa causa, questo episodio mi ha fatto riflettere sul ruolo dell’AI: nella mia opinione si tratta di uno strumento molto potente che, se utilizzato nel modo giusto, può essere davvero utile.

Un esempio chiave, seconde me, può essere l’applicazione dell’AI nella farmacologia; basti pensare come ci sembra normale prendere una pastiglia per il mal di testa o per il bruciore di stomaco, eppure dietro a ogni farmaco di uso comune ci sono dai 10 ai 15 anni di ricerca, sviluppo e produzione.  
L’AI si inserisce nella fase di ricerca, che ricopre circa un terzo del tempo sopraindicato, e, in poche parole, può supportare nella scelta dei componenti giusti da cui partire, suggerendo tutti quelli che è possibile scartare, perché già testati in altre ricerche farmacologiche simili e non utili al caso. La sua forza sta proprio nella capacità di analizzare un enorme quantità di dati in un tempo brevissimo, e restituire le informazioni richieste. In questo caso potrebbe aiutare a diminuire in modo sostanziale il tempo di tutto il processo. 

In questo caso il ruolo dell’AI è importantissimo, ci saranno ulteriori studi e magari avrà ancora più spazio di quanto ne ha ora;
Ma siamo sicuri di avere bisogno di AI in ogni ambito?  

 

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